Dopo le cinque giornate di Milano, i milanesi chiesero a Carlo Alberto, re di Sardegna, di intervenire per cacciare definitivamente gli austriaci dalla Lombardia. Carlo Alberto, dopo qualche esitazione, il 25 Marzo 1848 entrò in Lombardia e dichiarò guerra all’Austria. Mantova era l’unica città lombarda in quel periodo occupata dagli austriaci. Quindi la guerra si svolse in gran parte nel territorio mantovano.
Il 24 Aprile 1848 avvenne a Governolo un violentissimo combattimento tra glia austriaci e i volontari mantovani. Le operazioni di guerra procedevano intanto con sempre crescente intensità. Gli ultimi di Maggio l’esercito piemontese assediava Peschiera, mentre 6.000 volontari toscani, per meglio difendere Mantova, venivano dislocati tra Curtatone e Montanara. Il generale Radetzky, approfittando del fatto che Carlo Alberto era a Peschiera, partì da Verona con 30.000 uomini, dirigendosi verso Mantova.
I volontari toscani furono informati dell’imminente pericolo e della necessità di resistere il più lungo possibile per dar modo a Carlo Alberto di arrivare da Peschiera. Il mattino del 29 Maggio 1848 gli austriaci attaccavano i volontari lungo la strada Montanara-Curtatone, che oggi viene chiamata “Strada dei Toscani”. La resistenza fu eroica, ma alla fine le truppe austriache ebbero la meglio. Gli stessi austriaci ne riconobbero il disperato eroismo. I feriti e i prigionieri portati a Mantova, furono soccorsi amorevolmente dai cittadini.
Il giorno dopo il generale Radetzky, arrivato a Goito, si trovò dinanzi l’esercito piemontese. Proprio il sacrificio dei volontari toscani aveva permesso a Carlo Alberto a al suo esercito di sistemarsi nella zona di Goito, dove fu combattuta una importante e vittoriosa battaglia.
I Martiri di Belfiore
Vengono chiamati “Martiri di Belfiore” gli 11 patrioti impiccati o fucilati nella Valletta di Belfiore a Mantova tra il 1851 e il 1855. Appartenevano tutti alla Giovine Italia. Don Enrico Tazzoli era il capo a Mantova degli associati mazziniani. Egli teneva i nomi scritti in un registro sotto forma di cifrario usando le 245 lettere dell’alfabeto contenute nel Pater Noster in latino.
Il primo patriota ad essere arrestato fu Don Giovanni Grioli. La perquisizione della sua casa portò alla scoperta di un giornale che invitava i cittadini mantovani a non pagare le tasse. Fu a lungo interrogato perché rivelasse i nomi dei compagni, ma inutilmente. Fu condannato a morte e fucilato nel 1851.
In seguito all’arresto di un professore che non resistette agli interrogatori e alle torture, fu fatto il nome di Don Enrico Tazzoli. Nella casa del sacerdote la polizia austriaca trovò il famoso registro. Don Tazzoli fu messo in carcere.
Intanto gli austriaci avevano arrestato altre persone nella speranza che qualcuno potesse rivelare la chiave del cifrario. Purtroppo una di queste fece il nome dello studente Castellazzo, compagno di Don Tazzoli come colui che doveva sapere qualcosa. Il Castellazzo fu subito arrestato e in seguito alle interrogazioni, sperando di essere liberato, tradì i suoi compagni dicendone i nomi e la chiave del cifrario.
Ormai Don Tazzoli era finito. Si decise a malincuore a confessare prendendo su di sé tutte le responsabilità per salvare così gli altri. Don Enrico Tazzoli fu condannato a morte insieme ad altri quattro patrioti per alto tradimento. Furono fatti tentativi presso il Maresciallo austriaco Radetzky per ottenere la grazia, ma tutto fu inutile. La sentenza fu eseguita il 7 Dicembre 1852 per impiccagione nella Valletta di Belfiore.
I patrioti erano: Don Tazzoli, Carlo Poma, Angelo Scarsellini, Bernardo De Canal, Giovanni Zambelli. L’anno dopo nel 1853 furono condannati a morte e impiccati altri quattro mazziniani: Carlo Montanari, Tito Speri, Don Bartolomeo Grazioli, Pietro Frattini. Ultimo martire fu Pier Fortunato Calvi impiccato nel 1855. Tutti i Martiri di Belfiore furono sepolti subito dopo la morte in fosse comuni senza bare.
Nel 1866, nello stesso giorno in cui Mantova fu liberata dagli austriaci, un gruppetto di cittadini si avviò verso la fossa di Belfiore. Le ossa dei Martiri così furono trasportate nella Chiesa di San Sebastiano, dove si trovano tuttora.








